
Roma Aurelio
Il progetto riguarda la ristrutturazione di un attico al quinto piano di una palazzina in via Graziano, strada residenziale nella parte alta di via Baldo degli Ubaldi, a Roma. La distribuzione originaria, tipica dei primi anni Sessanta, era caratterizzata da un ampio disimpegno d’ingresso e da un lungo corridoio di accesso ai diversi ambienti. Il nuovo intervento supera questa impostazione attraverso l’apertura e la connessione degli spazi, rendendo la casa più ariosa, luminosa e fluida. Al centro degli ambienti, volumi funzionali e contenitivi ridistribuiscono e organizzano lo spazio interno, sostituendo la tradizionale suddivisione per stanze con una sequenza domestica continua.
La permeabilità della luce naturale costituisce uno degli elementi principali del progetto. Le finestre a bandiera sono state trasformate in ampie aperture a due ante scorrevoli, mentre le porte tradizionali sono state sostituite da setti scorrevoli o pivotanti a tutta altezza. La luce attraversa così i diversi ambienti, amplifica le prospettive e conferisce profondità e tridimensionalità ai volumi.
La continuità spaziale viene bilanciata dall’uso di pavimentazioni differenti, che consentono di riconoscere le diverse funzioni senza ricorrere a separazioni nette. Una ceramica effetto graniglia grigia definisce il living, una tonalità tortora chiaro caratterizza camere e bagni, mentre una composizione di elementi esagonali, dal grigio scuro al grigio chiaro, individua la cucina e la soglia di accesso alla zona notte.
La palette principale combina il bianco, il nero della carta da parati effetto tessuto e le gradazioni di grigio del volume che contiene la cucina. Lungo il perimetro interno dell’appartamento trovano invece spazio ambienti “full color”: lo studio, i due bagni, la lavanderia e il ripostiglio sono trattati, sulle pareti e sui soffitti, con smalti dai toni saturi o pastello. Nel volume della cucina e nei bagni il processo decorativo viene volutamente interrotto prima della finitura tradizionale, privilegiando la tattilità e il carattere materico delle superfici. Il rivestimento IG21 assume in cucina una tonalità cemento dall’effetto raw, lasciata intenzionalmente non finita, mentre nei bagni viene completato con smalti colorati.
Tutti gli arredi fissi sono stati disegnati su misura dall’architetto: dalla libreria a maglia quadrata retroilluminata, collocata davanti a una carta da parati effetto forest, al tavolo composto da fasce di legno massello; dal top della cucina, realizzato accostando marmi differenti, alle armadiature integrate. Putrelle metalliche, impiegate con un linguaggio volutamente industriale, rifiniscono le murature, accolgono i binari delle superfici scorrevoli e sostengono alcuni piani.
A questi elementi su disegno si affiancano i complementi raccolti dai proprietari, una giovane coppia, lui romano e lei persiana, durante i loro viaggi. I ciocchi di legno utilizzati come tavolini tra i divani sono stati realizzati su disegno a Bali; le lampade da terra acquistate in Marocco sono state trasformate in portacandele; le fotografie scattate in Indonesia sono diventate stampe su tela, mentre i tappeti persiani provengono dall’Iran. Il risultato è un appartamento definito da contrasti netti, superfici materiche, dettagli su misura e memorie personali, nel quale architettura e oggetti costruiscono un insieme unitario, intenso e profondamente domestico.





















